Damien Hirst in mostra a Venezia: Treasures from the wreck of the unbelievable

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La mostra "Treasures from the wreck of the unbelievable" ovvero tesori dal relitto incredibile, dell'artista Damien Hirst a Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia è qualcosa di difficile da spiegare a sole parole. Damien Hirst viene definito come l'artista vivente più famoso al mondo...e il più controverso...e il più esagerato. Non a caso, direi, dopo aver visto questa sua mostra che si estende su ben 5000 mq espositivi.
Nell'era dell'apparire per essere, Hirst affronta il tema della menzogna e della verità. La scritta che si legge nella sede di Punta della Dogana riassume il senso della mostra: "Somewhere between lies and truth lies the truth" ovvero la verità è da qualche parte tra verità e menzogna.
La storia narra che nel 2008 è stato ritrovato da Hirst e la sua squadra un vascello con un tesoro vecchio oltre 2000 anni. La nave, l'Apistos (incredibile in Greco), trasportava opere di un antico collezionista, Cif Amotan II, che le aveva destinate al tempio del dio Sole. Molti video su megaschermi mostrano le bellissime immagini subacquee del recupero delle opere. Queste ultime sono di fogge e dimensioni molto varie. Dalla colossale statua al piccolissimo monile d'oro. Le opere esposte ti lasciano però un senso di disagio non indifferente in quanto, per quanto vere possano sembrare, sono esplicitamente false. Riflettendo su quanto succede oggi sui social network è l'atteggiamento che spesso si vede. Si crede a tutto ciò che si legge nonostante basti ragionarci un po' su per capire che non è possibile. L'artista in fondo fa proprio questo. Ti racconta una storia plausibile, avvallata da documentazioni video e oggetti in parte plausibili e in parte chiaramente falsi eppure...
Come si vede dalle immagini si passa da soggetti classici con elementi anacronistici a Topolino e Pippo, Mogwli e Baloo, Transformers, statue con volti di Pharrel Wiliams o Kate Moss o Rihanna e molto molto altro. La finzione viene ulteriormente avvallata dall'uso di materiali come oro, bronzo, argento, marmo, giada, malachite, lapislazzuli, vetro, alluminio, acciaio, silicone e chissà ancora quanti. Proprio la scelta di materiali preziosi - assolutamente reali - da un senso di realtà alle opere come a voler dire che qualsiasi menzogna se confezionata bene può essere spacciata come realtà.
10 anni di lavoro preparatorio e una spesa stimata di circa 57 milioni di euro.
Merita di vederla? Assolutamente sì. Non capita molte volte nella vita di vedere una opera simile.

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